Emergenza Coronavirus. Non si fa altro che parlare di numeri, decreti, obblighi e rinunce, autocertificazioni e denunce. Dietro tutto questo ci sono uomini e donne, impegnati quotidianamente a informarci sulle regole da seguire, altri impegnati a far rispettare per altrettanti che invece le infrangono. E poi ci sono loro, medici e infermieri quelli che, oltre le regole, sono impegnati a salvare vite.
Abbiamo deciso di riportare una piccola storia, quella di Dario un’infermiere avolese che lavora all’Umberto I di Siracusa. Pochi momenti, solo attimi, per rispondere alle nostre domande. Nella piena comprensione e nel rispetto del lavoro che Dario sta compiendo, anche in questo momento, all’ospedale aretuseo abbiamo deciso di riportare la sua testimonianza apparsa sui social, intorno all’una di notte.
<<Oggi è stato uni dei turni più massacranti da quando è esploso il contagio da Covid-19, uno di quei turni che quando ti accingi verso il timbro a fine turno è come una pozzanghera per un assetato in un deserto, forse magari stiamo iniziando ad accusare la stanchezza, lo stress i turni massacranti, la paura, la mancanza di alcuni colleghi che per vicissitudini o altro sono costretti ai box forzati e che sono sicuro che scalpitano per poter ritornare a lottare.
Ma quando durante il tragitto di casa vieni fermato ad blocco da un militare anch’egli in prima linea e dopo che ti qualifichi quell’agente si mette sull’attenti ed esclama “grazie per tutto” allora li ti passa qualsiasi forma di stanchezza e non vedi il momento di poter ritornare ed affrontare un altro turno “massacrante” per provare a vincere questa partita e poter festeggiare finalmente tutti assieme.
Dario conclude, in termini sportivi, il suo racconto sui social: <<Abbiamo superato il girone ragazzi adesso testa agli Ottavi una partita alla volta e cerchiamo di portare questa a casa>>.





